Una piccola storia della cosmetica (oli, trucchi, profumi...)
La cosmetica è un'antica arte che affonda le sue radici nel naturale bisogno dell'uomo di valorizzare
la propria funzione sociale e nella sua naturale tensione verso la ricerca del bello. Quando ancora non si conosceva
il sapone, già nell'antico Egitto prosperava il commercio di oli essenziali e minerali
per la produzione di unguenti e profumi, nonchè di numerose altre sostanze che trovavano
applicazione diretta anche nella cura del corpo come gli oli di oliva, sesamo, mandorla, la lavanda, l'incenso,
il timo, usati nei massaggi che seguivano il bagno o come antidoti alla sudorazione indesiderata.
Ma anche le civiltà Mesopotamiche conoscevano usi di cosmesi come belletti o capelli posticci
per uomini e donne, mentre l’antimonio fu la materia prima per il bistro, polvere nera ricavata dalla fuliggine
di faggio, ideale per ritoccare ciglia e sopracciglia, così come l'hennè veniva usato per colorare le unghie di mani e piedi.
Più sobri, gli Ebrei facevano uso di unguenti e oli profumati ma non di cosmetici.
Bisogna attendere gli scultori greci per trovare una prima vera e propria testimonianza di culto del bello rivolto al corpo umano,
celebrato quando raggiunge la perfetta armonia delle parti e incarnato idealmente nelle forme dell'atleta. Ma per risaltare la
propria bellezza uomini e donne dell'antica Grecia usavano oli profumati di rosa, gelsomino e nardo, ungendo corpo e capelli,
e il trucco femminile poteva già contare sulla crema a base di biacca proveniente da Rodi. I Romani ereditarono
le tradizioni greche come in ogni altro campo della cultura anche nella cosmetica: Ovidio suggerisce alle donne che già usavano
creme depilatorie a base di olio, resine, pece e sostanze caustiche o tinture per capelli,
l'applicazione di cerussa di Rodi per nascondere i difetti della pelle, fucus o purpurissum per dare colore al viso
e specialmente alle labbra e fuligo per scurire ciglia e sopracciglia. Come tramanda Plinio, il massaggio con olio di oliva
per proteggere il corpo dal freddo dopo il bagno era ancora un buon sostituto del sapone, perchè come detergente si usava al massimo
la soda o la creta finissima o la farina di fave, anche se quest'ultima non fu certamente ereditata dai pitagorici,
che ne avevano orrore. Con il dominio del pensiero cristiano in tutto il medioevo assistiamo come in ogni altro campo della
cultura a un generale assopirsi del progresso delle conoscenze umane e così per la cura del corpo, considerata peccaminosa
soprattutto nelle abitudini femminili, non vi è alcun interesse che vada oltre le tradizioni classiche o l'uso dei più barbari
popoli invasori del burro acido per lucidare i capelli; fatta eccezione per alcuni manuali di estetica risalenti
all'epoca feudale nei quali si fa accenno all'uso di biacca, allume, borace, limone, aceto o chiara d'uovo per la
cosmesi del viso o di tinture e lozioni per capelli a base di vegetali e minerali, o infine di salvia
per rendere più bianchi i denti e minio o zafferano per far risaltare il rosso delle labbra. Il primo trattato
di cosmetica risale al 1562: è firmato da Giovanni Marinello, un italiano (è nella nostra penisola che si è
diffuso per primo il mestiere/arte del profumiere) e si intitola "Gli ornamenti delle donne". In questo periodo
la cura del corpo rinasce e si diffonde nelle classi più benestanti il desiderio di coltivarla con nuove pratiche come i vapori
di mercurio o le bistecche crude sulla pelle. Quando Caterina de Medici sposa il re di Francia porta con sé a Parigi Renato,
il suo profumiere personale, che darà origine ad una produzione locale di cosmetici. Nel Settecento ormai la
toilette di dame di corte e cavalieri richiede molto tempo, poichè la pulizia del viso comprende l'uso di acqua
e alcool profumati (quest'ultimo, come testimonia l'etimologia del termine, introdotto come prodotto chimico
grazie all'influenza araba), seguito dall'applicazione (come profumi) di un unguento a base di pasta di mandorle e
grasso di montone, e dalla biacca; dominanono poi le scene le famose teste incipriate, ma fanno la comparsa anche i nei finti su viso,
spalle e décolleté, matite per labbra e trousses che contengono belletti bianchi e rossi, e si usa perfino l'azzurro per
sottolineare le vene. In quest'epoca fa eccezione soltanto la rigida Inghilterra Vittoriana. I radicali mutamenti determinati
dalla rivoluzione francese e l’ascesa della borghesia portano nuovi modelli di vita e nuovi costumi che ancora ritroviamo
in tutta l'età contemporanea. La rivoluzione industriale consente il nascere delle prime industrie cosmetiche e nel 1890,
a Parigi Madame Lucas fonda la prima Maison de Beauté. Gli anni del Novecento, anche per la cosmetica, hanno
i profumi della scienza, e i nuovi ritrovati così come le pratiche della chirurgia e lo sviluppo della medicina
permettono a uomini e donne di perseguire una sempre più concreta ed efficace ricerca della salute ma soprattutto
della bellezza fisica, per assecondare quei canoni di estetica e cosmetica
che vengono continuamente proposti dai media ad ogni livello della nostra società. |